domenica 22 giugno 2014

Appuntamento con il direttore dei servizi sociali di Venezia | Scriviamo insieme le nostre segnalazioni

Il primo luglio alle 15:00 ho appuntamento con Claudio Beltrame, direttore dei servizi sociali all'Asl 12 di Venezia. 
Tempo fa avevo scritto una lettera a la Nuova Venezia dove denunciavo l'abbandono dei piccoli disabili da parte della Regione e del Comune. La lettera è stata letta dal dottor Beltrame che ha dimostrato intelligenza e sensibilità e contattato la qui scrivente per un incontro.
Vorrei approfittare dell'incontro per ricordare al Comune (e si spera anche alla Regione Veneto) le gravi carenze nei servizi e nell'assistenza ai bambini più fragili.
So che prima di me e con me ci sono tantissimi cittadini che hanno denunciato la mancanza di informazioni, servizi, cure e terapie. Non sono così presuntuosa. Vorrei solo andare lì con qualcosa in più di una protesta personale scritta. Perchè quello che viene dato - o meglio, non dato - a mio figlio, è lo stesso vuoto che circonda e ingoia tanti bambini e le lro coraggiose famiglie.
Copio e incollo il documento. I commenti al post potranno servire come integrazioni e correzioni.
Il tempo stringe e io di tempo ne ho assai poco... quindi sotto con le modifiche e migliorie.
Poi martedì si pubblica su facebook su un gruppo dedicato (si accettano consigli su come chiamarlo) e si lasciano le firme virtuali (basta lasciare un commento sul wall). Andrò da beltrame con il tablet appiccicoso e graffiato di mio figlio sperando di fargli vedere tanti followers e tanti sottoscrivo ;)



Al sindaco pro tempore di Venezia,
al Commissario pro tempore di Venezia
ai Presidenti di Municipalità del Comune di Venezia

al Presidente della Regione Veneto
all'assessore regionale alla Sanità
all'assessore regionale ai Servizi Sociali

con preghiera di trasmissione a:
NPI di Mestre e Marghera, Centro Aurora di via Felisati 59, Ufficio Integrazione Scolastica via Rio Cimetto, Cooperativa Ancora

PREMESSA
Art. 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.


Articolo 97 Costituzione Italiana
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione.

Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

L’art. 1 della l. n. 241/1990 (come modificato dall’art. 1 della l. n. 15/2005) individua la trasparenza tra i principi generali attinenti alle modalità di svolgimento del rapporto tra pubblica amministrazione e privati-cittadini, insieme ad altri principi quali l’economicità, l’efficacia, la pubblicità ecc.

La trasparenza delinea la comprensibilità dell’azione dei soggetti pubblici sotto diversi profili, quali la semplicità e la pubblicità (conoscibilità), in modo da consentire la conoscenza reale dell’attività amministrativa e di effettuare il controllo sulla stessa.

L’azione amministrativa deve quindi consentire agli interessati di accedere alle informazioni relative al procedimento in corso e per le pubbliche amministrazioni vi è il dovere di comunicare agli stessi tutte le informazioni richieste, salvo i casi eccezionali espressamente esclusi dalla legge.

La trasparenza amministrativa trova applicazione soprattutto attraverso il diritto di accesso ai documenti amministrativi, la comunicazione dell’avvio e la partecipazione al procedimento, la motivazione del provvedimento. Tali principi, quindi, consentono al soggetto privato che abbia un interesse diretto, concreto e attuale, di interloquire con la pubblica amministrazione, a tutela del proprio interesse, prima che sia adottata la decisione finale (Corte cost., sent. 104/2006; art. 1, co. 1, 3, 22, l. n. 241/1990).

STATO DELL'ARTE
dell'assistenza e cura per cittadini in situazione di Handicap nel comune di Venezia
Con la presente noi cittadini del Comune di Venezia, vogliamo testimoniare la sistematica violazione da parte degli Enti territoriali (Pubblici o Privati) preposti all'assistenza e cura dei cittadini in situazione di handicap anche grave (art.3, comma 3 della 104/92) degli articoli 32 e 92 della nostra Costituzione e dell'art. 1 della legge 241/90.

Viviamo ogni giorno una situazione di abbandono e in ogni caso di assoluta carenza di aiuto, cura e supporto, ai bambini certificati e/o portatori di handicap e alle loro famiglie.

In particolare vorremmo sottolineare l'abbandono del Comune di Venezia, della ASL 12 veneziana e quindi della stessa Regione Veneto, dei bambini disabili e/o certificati dalla Unità di Valutazione Multidimensionali Distrettuali (UVMD).

La disabilità in età evolutiva deve essere seguita, monitorata e curata efficacemente per consentire ai soggetti di arrivare in età adulta con un grado di autonomia maggiori. Così non è.
La delega al privato, il costo esorbitante delle cure, la lontananza dei centri specializzati, le difficoltà di inserimento scolastico, di mobilità dei piccoli, penalizzano fortemente questi bambini e le loro famiglie.

Il Comune e la Regione delegano molto se non quasi tutto, alle famiglie. Famiglie spesso spezzate se non separate. Famiglie dove uno dei coniugi (quasi sempre la madre) abbandonano il posto di lavoro per poter sopperire all'assenza di servizi socio-assistenziali.

Attendiamo tutti da 14 anni (anno di approvazione della legge 328, di riforma dei servizi sociali) il provvedimento che definisca i livelli essenziali di assistenza sociale (Liveas), ossia quei livelli delle prestazioni in grado di garantire ai cittadini l’effettiva tutela dei diritti sociali e di contrastare le disuguaglianze territoriali.

Nell'attesa che lo Stato definisca il perimetro entro cui porre il diritto a una vita dignitosa, Regione e Comune si muovono senza una direzione comune, creando così realtà socio-assistenziali sempre diverse. Venezia è sicuramente il caso più imbarazzante se la lente dell'osservatore attento e sensibile cala sulle Neuropsichiatrie infantili di Mestre e Marghera.

NEUROPSICHIATRIA INFANTILE DI MESTRE VENEZIA e MARGHERA Si evidenzia la cronica carenza di organico. In particolare segnaliamo:

Psicomotricista centro NPI Mestre:
Un anno fa l'unica psicomotricista del centro ha chiesto congedo straordinario, come da legge n.104/92. Il servizio è stato sospeso e momentaneamente sostituito con l'acquamotricità convenzionata con la Polisportiva il Terraglio. Oggi che la convenzione con il Terraglio non c'è, ci si chiede se sia stato trovato un sostituto nell'ipotesi che la psicomotricista possa assentarsi per altri motivi (maternità ecc...).

Fisioterapista centro NPI Marghera
l'unica fisioterapista andrà in pensione ad agosto e ancora non è stato/a trovato/a un/una sostituto/a.

Logopedia:
Il servizio è somministrato con il contagocce e non a tutti i bambini, senza motivarne le ragioni. Alcuni bambini in età prescolare con evidenti e gravi ritardi del linguaggio, non hanno mai iniziato le sedute logopediche.

Psicomotricità e fisioterapia:
Il servizio, come logopedia, è garantito per un numero troppo esiguo di ore (in media due ore settimanali, spesso comprensive di due tipologie di sedute – esempio logopedia e psicomotricità) ;

Supporto psicologico
Totalmente assente nella neuropsichiatria di Mestre, e per i piccoli che frequentano il centro e per i grandi che li accompagnano.

Terapie innovative:
Ignorate le nuove terapie riconosciute come efficaci nel trattamento di disturbi dello spettro autistico (ABA, Doman per citarne uno) e deficit cognitivo.
Nessuna attenzione al Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD). Disturbo spesso presente in comorbità con altre patologie dell'età evolutiva e curato sia farmacologicamente che con sedute di parent training e psicologia comportamentale. Attualmente l'unico centro di riferimento è la NPI di San Donà di Piave.

Il sospetto che il personale non venga aggiornato o che non ci siano i fondi per assumere nuove figure professionali è alto.

CENTRO AURORA STANZA DEI GIOCHI
Centro privato convenzionato, specializzato nei disturbi dello spettro autistico e deficit cognitivi.

La lista d'attesa:
il centro prevede un gruppo di cinque bambini per garantire l'efficacia delle terapie. I posti sono disponibili alle dimissioni dei bambini più grandi. L'entrata al centro per i bambini affetti da disturbi cognitivi o autismo, è condizionata dalla disponibilità di posti che può variare da poche settimane ad un anno. Al genitore che acconsente a continuare le terapie al Centro Aurora non viene consegnato nessun foglio che riporti la data della richiesta di trasferimento. Appena si libera un posto il bambino semplicemente passa da Riviera XX Settembre a via Felisati.

Stato degli ambienti:
la struttura necessiterebbe di manutenzione (strada d'accesso alla struttura sconnessa, recinzione con filo spinato fuori piombo), soprattutto se questa deve accogliere bambini con handicap diversi (disprassia, deficit cognitivo ecc...),

Accesso al Centro:
per accedere bisogna oltrepassare una serie di buche (oggi ricoperte con della ghiaia) che, ogni volta che piove, si riempiono puntualmente d'acqua. Prima ancora di rovinare gli ammortizzatori delle auto, rischiano di essere pericolose per i piccoli ospiti e chi vi accede in bicicletta.

UFFICIO INTEGRAZIONE SCOLASTICA
In questi uffici viene ribadita la possibilità che, a fronte di una legittima richiesta del genitore di trattenere un anno in più il figlio alla materna, si possa decidere per la frequenza alle scuole dell'obbligo. La possibilità si traduce in una prassi anomala, dove il genitore contemporaneamente richiede il trattenimento (richiesta scritta, certificato nella NPI, consiglio favorevole degli insegnanti) e nel contempo l'iscrizione alle elementari con relativa domanda di sostegno scolastico.
Il passaggio di ordine scolastico comporta il rinnovo della certificazione e quindi la volontà dei genitori di acconsentire ad iscrivere il figlio alle scuole dell'obbligo.

SERVIZIO ACCUDIENZA COOPERATIVA ANCORA

Assenza di regole precise:
Il servizio viene erogato "secondo i casi". Le 15 ore che spetterebbero a molti bimbi con handicap grave (art.3 L. 104/92) vengono a volte decurtate con le più diverse giustificazioni.

Personale con qualifiche inadeguate:
Il personale non ha una preparazione specifica (capacità educative finalizzate all'autonomia come controllo sfinterico, vestirsi/svestirsi, interazione sociale con gli altri componenti della classe) per accudire bambini con diversi disturbi e dovrebbe essere più preparato e aggiornato, sulla base di quanto già previsto dal regolamento comunale del servizio di Accudienza scolastica (vedi allegato).

Accompagnamento
Il servizio è pensato più per la sicurezza dell'operatore che non del bambino e del suo diritto a frequentare con cadenza regolare le terapie extrascolastiche che spesso cadono in orario scolastico.
Sembra che il servizio erogato non serva a garantire un diritto dovuto all’utente, ma che si tratta quasi di pietosa "concessione".
Segnaliamo il caso di un bambino di 5 anni e mezzo con spettro autistico, accompagnato dall'accudiente con un passeggino. Il bambino che dovrebbe essere incentivato a muoversi autonomamente, viene trasportato come un infante, sotto il sole o sotto la pioggia, per un percorso di circa 20 minuti dalla scuola materna Aquilone (Cipressina) al Centro Aurora (via Felisati).

Trasporti:
Il trasporto disabili, erogato dal Comune, viene concesso secondo "valutazioni del caso", gli operatori e i bambini costretti a muoversi con mezzi pubblici. Il principio è che i disabili non hanno gli stessi diritti e che la possibilità di muoversi è condizione necessaria e sufficiente per non ottenere il servizio pulmino. Chi ha le gambe può affrontare lunghi spostamenti a piedi o in autobus, anche se autistico.


SERVIZI DI ASSITENZA SOCIALE

Informazione al cittadino:
Non esiste un luogo preposto per informare le famiglie; carenza di informazioni sulle normative vigenti e sui servizi a cui si possono accedere per migliorare le condizioni di vita e di salute dei nostri bambini: terapie riabilitative (esempio Polisportiva Terraglio), terapie specifiche rimborsabili dalla Regione (come l'ABA), sconti e ingressi gratuiti a cinema, trasporti pubblici, sconti IVA sull'acquisto di autovetture, tecnologie ecc...

La carta dei Servizi Anziani, Disabili e Salute mentale del Comune di Venezia non è una Carta dei Servizi.
Non può esserlo se a pagina 4 leggiamo:La Carta dei Servizi del Servizio Anziani, Disabili e Salute mentale descrive
gli interventi che riguardano solo le persone anziane e disabili, garantendo
impegni di qualità solo per le attività di cui si assume una responsabilità
totale, anche se gestite in forma indiretta.
Non è oggetto di questa carta la parte dei servizi socio sanitari condivisi
con l ‘AULSS 12 per i quali, come previsto nel Piano di Zona 2007-2009,
si appronterà in seguito un documento specifico.
Questa carta dei servizi non esaurisce tutte le necessità informative,
per le quali si rinvia ad altri strumenti informativi reperibili presso gli
sportelli unici integrati e il servizio sociale.

Spesso le informazioni (facilitazioni, accesso a fondi, sconti) le si apprendono per caso, magari da un'associazione privata o con il passaparola.
Così i familiari se non gli stessi disabili, sono costretti a vagare da un Ufficio all'altro, da un Ente all'altro, per capire a cosa si ha diritto nonostante si tratti di una invalidità civile certificata e riconosciuta dall’INPS.

IN GENERALE
Assenza di reale coordinamento tra i vari specialisti e insegnanti che seguono il bambino con certificazione e/o handicap. Nessuna verifica a breve termine sui progressi, nessuna uniformità e trasparenza sui metodi seguiti.

CHIEDIAMO
Questi bambini possono contare solo sulla caparbietà dei loro genitori, sottoposti a stress continuo, a dover giocarsi le poche ore di congedo di lavoro che la legge 104 concede, per rincorrere una burocrazia sorda e a volte tiranna.
I genitori denunciano la carenza di servizi ben consapevoli che dopo l'adolescenza per i loro figli c'è solo il nulla.
Per poter fronteggiare meglio da adulti, un mondo che spesso sarà cieco e sordo alle loro "specialità", i genitori vogliono offrire ai loro figli tutte le terapie valide, con tempi e modi che garantiscano realmente l'efficacia dei trattamenti.

PER LE NPI DEL COMUNE DI VENEZIA CHIEDIAMO:

  1. che si faccia luce sullo stato dell'arte delle Neuropsichiatrie infantili del Comune di Venezia (Sedi di Mestre, Marghera, Favaro Veneto, Venezia Centro Storico, Venezia-Lido);
  2. che si renda pubblico il numero del personale in organico per ogni singola NPI, che si evidenzino le mansioni per individuare possibili carenze di figure professionali nell'equipe multidisciplinare;
  3. che si conosca l'indice di fuga della NPI, il budget di spesa che il Comune prevede per le NPI territoriali e per i Centri Privati Convenzionati che completano la presa in carico dei piccoli pazienti;
  4. che si provveda, qualora risultasse necessario, a sostituire anche temporaneamente il personale che risultasse mancante (fisioterapista della NPI di Marghera).
  5. che sia data ai genitori, mediante questionario di gradimento, la possibilità di esprimere un giudizio sul servizio offerto e sul reale coordinamento di tutte le figure che seguono il bambino (specialisti della NPI, degli istituti convenzionati, della scuola).



PER IL CENTRO AURORA DI VIA FELISATI 59

  1. che si provveda alla messa in sicurezza della strada d'accesso alla struttura;
  2. che si rimuova il filo spinato della rete di recinzione che corre lungo il lato sud dell'area d'accesso;
  3. che sia data ai genitori, mediante questionario di gradimento, la possibilità di esprimere un giudizio sul servizio offerto.



PER LA COOPERATIVA ANCORA

  1. Che la Cooperativa Ancora consegni ai genitori dei bambini che usufruiranno dei servizi della cooperativa, una carta dei servizi;
  2. Che la cooperativa comunichi ai genitori le competenze (curriculum, formazione) del personale che seguirà il bambino. Il servizio accudienza è fondamentale per molti bambini disabili o semplicemente certificati e non può essere delegato a chiunque;
  3. Che sia data ai genitori, mediante questionario di gradimento, la possibilità di esprimere un giudizio sul servizio offerto dalla cooperativa.


PER LA SCUOLA MATERNA

  1. che sia tutelato il diritto del bambino certificato e/o disabile, alla continuità didattica (art. 14, comma1 della L.n° 104/92 e art.1, comma 72 della L.n° 662/96). Ovvero che lo stesso insegnante di sostegno resti accanto al bambino fino a conclusione del ciclo scolastico;
  2. che il servizio trasporto dalla scuola ai centri di terapia, e dai centri di terapia alla scuola, sia garantito come diritto del bambino alla regolare frequenza alla scuola dell'infanzia e dell'obbligo, qualora le terapie cadano in orario scolastico. Che sia dunque riconosciuto a tutti gli effetti come “trasporto scolastico” e quindi di pertinenza del Comune e non come “servizio sanitario” da erogarsi tramite ASL;
  3. che la prassi per il trattenimento un anno in più dell'alunno certificato e/o disabile ai sensi della 104, sia chiarito tramite circolare e che ai genitori del bambino venga spiegato negli uffici preposti l'iter da seguire senza che questo preveda il rinnovo della certificazione UVMD o qualsiasi percorso che possa in qualche modo creare contraddizioni rispetto alla volontà espressa dalla famiglia;
  4. che sia possibili per i famigliari esprimersi mediante questionari di gradimento sui servizi offerti ed erogati ai figli in situazione di handicap o comunque certificati. Ovvero che negli attuali questionari di gradimento consegnati alle famiglie sul servizio offerto dalla scuola dell'infanzia, siano inserite voci specifiche sul sostegno, sul servizio accudienza, trasporto e accessibilità alla scuola.



PER GLI UFFICI DEI SERVIZI SOCIALI

  1. che vengano fornite informazioni corrette, chiare e trasparenti;
  2. che la carta dei servizi sia aggiornata;
  3. che vengano forniti una e-mail e un cellulare dell'assistente sociale di riferimento;
  4. che l'ufficio si renda disponibile a illustrare in base alle situazioni della famiglia e del bambino, tutte le norme e i servizi di cui la famiglia e il bambino sono oggetto e di cui hanno diritto;
  5. che la risposta a seguito di una legittima richiesta dei famigliari, non sia più “non ci sono fondi” ma sia “ci sono gli estremi per un ricorso”.

lunedì 14 aprile 2014

Doppie iscrizioni, una sola procedura

Se siete la mamma esaurita di un cucciolo speciale che dovrebbe fare il grande zompo dalla materna alle elementari, rischiate di ricordare questo momento come lo spot di un diamante de beers:
UN'ISCRIZIONE E' PER SEMPRE.

Il mio piccolo e specialissimo pulcino non è riuscito a rientrare nella media delle competenze che ci si aspetterebbero da un cucciolo della sua età.
Dopo attenta riflessione con me stessa, me e parenti e amici, me e neuropsichiatra, me e terapisti vari, me e mamme di altri puledri speciali, sono giunta alla decisione che mio figlio dovrebbe restare un anno in più alla materna.

SU questo punto la neuropsichiatra si è espressa positivamente rilasciando il certificato del caso.

Dunque la mamma esaurita ha una mano armata di certificato medico, convinta che così equipaggiata potrà riordinare il caos di voci che da mesi l'assediano e che da più parti la invitano a concludere la prassi prevista per tutti i pulcini speciali in età prescolare.

Quale prassi? Eccola:

Step OneVostro figlio entro marzo deve essere iscritto a una scuola primaria. Voi da brave mammine avete girato per quelle papabili e dopo attenta riflessione lo avete iscritto on-lin.
Step One fatto.

Step Due
Dopo l'iscrizione alla scuola dell'obbligo - a detta di tutti puramente formale - iniziate a fornire un po' di carta per il trattenimento alla materna. Ovvero:
Foglio scritto di vostro pugno dove dichiarate la vostra volontà di trattenere il pupo un anno in più alla scuola dell'infanzia.
Copia del certificato medico della Neuropsichiatra curante che consiglia il trattenimento.
Copia del fax che avete inviato alla scuola statale dove dichiarate che non volete iscriverlo là e che lo avete fatto solo perchè vi è stato detto che formalmente andava fatto.
Le copie ovviamente vanno consegnate a più persone che hanno sedi e uffici in luoghi diversi e diabolicamente distanti tra loro.

Step Tre
Consegnate le carte iniziate a percepire quell'atto formale (iscrizione alla scuola dell'obbligo) come un'ombra che si allunga sul percorso già ad ostacoli del vostro amato pulcino.
Si inizia a spiegare alla mammina esaurita che si potrebbe concretizzare la possibilità di catapultare l'implume alle elementari. Questo pur avendo fornito certificati e copie autografe e fax. Perchè? Perchè la municipalità (che sborsa soldi per il sostegno alla materna) potrebbe per motivi di bilancio, rifiutare la vostra richiesta (vostra di mamma e quella del neuropsichiatra e delle maestre della materna) e passare la patata bollente (vostro figlio) alla scuola dell'obbligo (mantenuta non più dal Comune ma dallo Stato e dalla Regione).
E quindi vi si chiede di passare allo:


Step Quattro
Rinnovo della certificazione del pupo, rinnovo previsto per ogni passaggio di livello scolastico.
Rinnovo che vi obbliga a compilare un foglio prestampato da consegnare in commissione UVDM, dove dichiarate di voler iscrivere il pupo alle Elementari.
Fatto il rinnovo dovete trasmettere copia alla scuola elementare prescelta, che inizierà a compilare un programma per il vostro pupo e a cercare un'insegnante di sostegno.

E qui io mi sono fermata a mezza falcata, il piede in aria che proprio non ne vuole sapere di concludere lo step quattro. Perchè se mai Mister Ics, colui che in sede municipale deciderà del futuro scolastico (e forse non solo di quello) di mio figlio, scuoterà sconsolato il capo sui conti in rosso del nostro Comune e negherà il trattenimento alla materna.... beh, io mamma esaurita di un pupo che par esaurire le meningi dei tanti burocrati, provvederò a rivolgermi a chi di dovere per far valere il certificato della neuropsichiatra e il diritto alla salute di mio figlio.

"La prassi signora mia questo prevede! E' per il bene di suo figlio... potrebbe finire alle elementari senza sostegno se non conclude lo step quattro...".
Questo mi è stato ripetuto da più persone in diversi uffici. Nessuna norma di riferimento mi è stata data pur avendola chiesta con insistenza.
SAenza arrossire dipendenti municipali e statali hanno giocato la carta del "E se non ci sono soldi e lei non completerà gli step, suo figlio siederà tra i banchi di una prima elementare con il minimo del sostegno".

Ma se quel piede che ora sta a mezzaria, dovesse cadere a terra e concludere il punto quattro, non avrà fatto che il bene di Mister Ics, che tranquillamente e in tutta serenità, potrà prendere la scelta più conveniente per i bilanci del mio Comune e non certo quella più adeguata alle necessità del pulcino.

Così zoppa di un piede ho scritto una mail all'assessora del caso, chiedendo lumi sulla logica di questa prassi, che antepone gli interessi di stato a quelli della salute pubblica. Mail che attende fiduciosa una risposta.
Inutile dire che ho trovato da sola tutti i possibili riferimenti normativi, ma non la logica di una prassi che a me pare una collaudata procedura per scaricare il barile sulle famiglie speciali di pupi speciali.

mercoledì 5 marzo 2014

Un vaccino contro l'equazione vaccino uguale autismo

MAMMA SOCIALNET
scusate ma sono cotta, non ho capito nulla, significa che chiunque puo' provare a fare causa per il proprio figlio autistico se è stato vaccinato perchè ha buone possibilità di vincere?

AVVOCATO SOCIALNET
chiunque abbia un sospetto danno da vaccino deve promuovere una causa giudiziaria, se fallisce la fase amministrativa, perchè i giudici non sono più sordi alle istanze delle famiglie!
Fonte Socialfacebook


Ultimamente mi sono iscritta compulsivamente a moltissimi gruppi facebook su disabilità e dintorni, con una certa predilezione per quelli a tema autismo, spettro autistico, dsa et similia.
Inchiodata a letto per una brutta lombosciatalgia non sapevo proprio come passare il mio tempo, stesa in orizzontale, incapace di camminare senza trascinare una gamba e pendere peggio della torre di Pisa.

Un acceso dibattito tra me e due mamme di un gruppo m'impone con urgenza un post dedicato all'eterna e mai dimenticata equazione vaccini=autismo.
Non spenderò una sola riga sullo studio farlocco di Wakefield, medico al soldo di una certa casa farmaceutica intenzionata a lanciare sul mercato un nuovo vaccino. Operazione di marketing che richiedeva lo sputtanamento del vaccino che allora andava per la maggiore (morbillo, parotite, rosolia).
Tutto quello che si poteva dire su sta benedetta faccenda lo ha riassunto molto bene Medbunker qui (mamme, papà, vi prego leggete).

Poche righe dedicherò invece all'errore, piuttosto comune, di ricercare per forza un nesso causa-effetto (nella fattispecie vaccino-autismo) dimenticandosi (in buona fede? Per comodità? Malafede?) di tutte le altre possibili cause.

Che cosa sia esattamente l'autismo nelle sue manifestazioni neuropatologiche, patometaboliche (o come diavolo si dice tecnicamente che io medico non sono) pochi lo sanno. Ci sono diverse teorie anche se poi  descriverlo nelle sue manifestazioni non è difficile. Dimenticandoci però che oggi si parla più frequentemente di Spettro Autistico e non di Autismo. Perchè l'Autismo non è uno e nememno trino. Può essere tante cose e non necessariamente mutismo o sistemare in righe ordinatissime tutto quello che ti capita a tiro, evitare il contatto visivo, rifiutare il contatto fisico, essere dei gran geni in qualche materia, saper contare in due secondi i grani di zucchero sparsi sul pavimento dopo che abbiamo rovesciato la confezione da un chilo.

Ma dopo la mia compulsiva iscrtizione sui socialnet devo farlo. Perchè ci sono troppi genitori perseguitati dai sensi di colpa, convinti che il loro amato figlioletto sia così per colpa di un vaccino, di una parotite presa al nido...

E perchè, lo so.... sarò spiacevole e vi prenderete un plasil, le molte sentenze di tribunale che hanno riconosciuto un "nesso di casualità" tra vaccino e autismo, stanno danneggiando la sacrosanta campagna vaccinale, l'equilibrio di molte coppie e la salute mentale di tanti genitori. Ma anche tentando più di qualcuno a far causa, alla ricerca di soldi (facili) per sopperire al nulla in servizi e terapie che il SSN e le ASL riservano ai piccoli autistici e ai loro stanchi e provati genitori.

Se esistono pediatri infidi e ASL omertose che tacciono sui danni da vaccino e sulla presunta correlazione e/o nesso casuale (leggere qui per comprendere la differenza tra i due termini), potrei asserire senza ombra di dubbio che vi sono avvocati alla ricerca della causa da vincere con annessi risarcimenti ad almeno 5 zeri.
E... andate a prendervi un plasil... genitori che facilmente si faranno convincere dimenticando "stranamente" altre cause e/o correlazioni.

Ed ecco la mia risposta lasciata su uno dei tanti gruppi mamme speciali di figli speciali


Le nostre esperienze personali non sono la prova di nulla.
Potrei pensare che mio figlio è perseguitato dallo spettro autistico per una certa mia anamnesi familiare e personale.
Ossia:

1) in famiglia ho parenti con malattie autoimmuni (artrite rumatoide, tiroide di Ascimoto)

2) ho partorito mio figlio a 34 anni (il più alto rischio lo hai tra i 30-34)

3) a una settimana di gravidanza ho avuto un'infezione virale che per sintomi assomigliava a un citomegalovirus (ma non lo era. Cos'era? Non lo sparò mai)

4) mio figlio è nato 3kg e leggermente prematuro (altro fattore di rischio)

5) quando è nato aveva un angioma piano (lo hanno molti neonati... facciamo uno studio tra angioma e incidenza autismo?)

6) l'ho vaccinato

8) un mese dopo il vaccino ha iniziato ad ammalarsi spesso

9) a nove mesi scoprono adenoidi ipertrofiche e ritardo globale dello sviluppo.

Ora, se mi cerco un avvocato e sostengo che mio figlio subito dopo il vaccino ha iniziato a dare i primi segni allarmanti sarei tecnicamente nel giusto. E magari prenderei una pacca di soldi (e l'avvocato con me).
Ma te lo chiedo... sarei onesta con me stessa?

Ecco iniziamo a domandarcelo. Saremmo onesti? E iniziamo a chiederci quali tremende ricadute potrebbe avere una campagna antivaccinale che agita lo spauracchio dell'autismo. Ricadute sulla popolazione (ritorno di malattie ormai dimenticate), sensi di colpa (mettetevi nei panni di chi l'autismo ce l'ha in casa. Ma non ci è bastata la mamma frigorifero?), oscurantismo e caccia alle streghe degni solo di una colonia di invasati sbarcati in Amrica prima del 1800.

E se perseveriamo col grossolano errore di ricercare una causa (magari la più facile e conveniente) a ogni problema che ci si para davanti, allora qualsiasi cosa potrebbe essere causa di autismo e derivati.
Persino respirare durante la gravidanza e il parto.

martedì 4 marzo 2014

Cin! Cin! C'abbiamo Giuliano Poletti

l’assistenza diretta è quella che viene fornita direttamente dal comune, di solito si chiama SAD (servizio assistenza domiciliare). Il comune normalmente si rivolge ad una o più cooperative che forniscono assistenza domiciliare le quali a loro volta mandano al domicilio della persona uno dei loro assistenti. Normalmente questo tipo di servizio non è in grado di offrire un’assistenza di qualità e di solito non sono in grado di offrire più di un’ora di assistenza al giorno al costo di 20 o più € l’ora, e l’assistito non può scegliersi l’operatore, i tempi e le modalità. Il comune paga la cooperativa e chiede una compartecipazione da parte dell’utente in base all’isee familiare. L’assistenza indiretta invece è quella in cui la persona disabile seleziona, sceglie ed assume autonomamente il proprio assistente o la cooperativa da cui farsi assistere in base a qualità, quantità, convenienza e gusti personali, decidendo tempi, modalità, organizzazione del lavoro in base alle proprie necessità. Certi comuni lasciano al cittadino la possibilità di scegliere fra assistenza diretta e assistenza indiretta con un notevole risparmio per le casse comunali in quanto l’assistenza indiretta costa anche meno della metà rispetto a quella diretta. "Buon giorno, vorrei un chilo di pane e un litro di latte".


Cooperante Cooperativa
"Ecco qua, due etti di prosciutto e tre lattine di birra".

Io
"No mi scusi, ho chiesto un chilo di pane e un litro di latte. Il prosciutto non lo posso mangiare che son ipertesa... e la birra mio figlio non la beve. Sa ha cinque anni....".

Cooperante Cooperativa
"Uh mi scusi! Eccoooo quaaa!".
Il tizio mi guarda con un'aria imbecille e mi mette sotto il naso un chilo di sale grosso e una bottiglia di barbera.

Io
"U-n c-h-i-l-o d-i p-a-n-e. Pane. Sa quello fatto con la farina e l'acqua. E u-n- l-i-t-r-o d-i l-a-t-t-e. Latte. Mucca. Tette della mucca".

Cooperante Cooperativa
"Senta ma ce l'ha una certificazione sulla sua ipertensione e sull'astemia di suo figlio? No perchè prima di vedere se ho in magazzino pane e latte dovrebbe parlare con il comune".

Io
"Certo, come no. SOno piena di certificazioni. Ecco qua. Vede? Ipertesa. E qui vede? Bimbo minorenne amante del latte. Birra e vino possono attendere direi".

Cooperante Cooperativa
"Eh signora mia. Questo non è mica un supermercato sa?".

Io
"Senta mi faccia un favore. Può controllare in magazzino se ha un cartoccio di latte e una cioppa di pane? Va bene anche quello comune".

Cooperante Cooperativa
"Non ha capito, qui non si entra chiedendo. Si prende il numero, si tende la mano e si porta a casa quello che al momento abbiamo. Prosciutto e birra, sale e barbera. Se preferisce altro deve parlare con il Megadirettore".

Ecco, se volessimo sintetizzare in poche battute il magico mondo delle cooperative e del servizio erogato ai disabili, direi che è più o meno come andare dal ferramenta e chiedere una confezione di pomodori pelati.
Peccato che queste cooperative vivano e si moltiplichino grazie ai soldi dei contribuenti. Peccato che quei soldi spetterebbero a chi ha una disabilità e che dovrebbe essere libero di spenderli per la terapia e/o assitenza più adatta al problema.

Nel caso di mio figlio, spettro autistico, le bottiglie di birra e di barbera sono nella realtà dei fatti, accudienti senza uno straccio di preparazione, spesso incapaci di fronteggiare l'esuberante carattere del mio pulcino.

In passato al pupo sono state somministrati fiumi di vino e birra. Fuor di metafora: il bimbo era troppo rognoso? Ipercinetico? Oppositivo? Alla prima palpebra a mezzasta l'amorevole accudiente tirava fuori una branda da campeggio e lo addormentava. Mentre la sua classe cantava, disegnava, pastrocciava con plastilina e tempere, quello ronfava alla grossa. Tornava a casa bello riposato e pimpante. Sveglio già alle quattro del mattino per poi, gaudio dell'accudienza, crollare il pomeriggio in una pennica pomeridiana in piena attività scolastica.

Ora che il giovane Renzi ha messo in piedi la sua squadra mi sa che mangeremo priosciutto e berremo birra per un bel po'. Il Ministero del Welfare si è accorpato Lavoro e Terzo Settore e qui a casa mia ci siamo già vestiti a lutto. Poletti, il Supermegadirettore delle coop e delle onlus, della giungla di piccole e grandi cooperative e associazioni a servizio dei disabili e anziani e non autosufficenti.

Il giovane Renzi che ogni mattina si sveglia con un'ideona sempre diversa e che non vede l'ora di twittarcela (fortuna che io su twitter non ci sono) mi sa che con Poletti ha chiarito finalmente la sua disabilità mentale.
Renzi è fuori dalla realtà, vive in un mondo tutto suo, più chiuso di quello di mio figlio, ma per certi versi più comprensibile e interpretabile per noi "sani" di mente.

Ossia: fiscalità agevolata per  il Terzo Settore. Ossia: qui si penalizzano i disabili e le famiglie con un ISEE che calcola assegni di cura e invalidità civile come se aveste la seconda casa a Forte dei Marmi, si rende impossibile in molte Regioni l'accesso ai fondi per l'assistenza diretta (leggere la storia di Leo) e si allontana sempre di più la possibilità di gestire i fondi dall'interessato.

Io non voglio una "socia" della cooperativa che tenga a bada mio figlio. Io voglio un operatore preparato che conosca le particolarità di mio figlio, che sappia contenerlo, che lo aiuti a trovare un suo modo di stare ed interagire nel e con il mondo.
Io non voglio più andare dal ferramenta per chiedere pane o latte. Vorrei poter scegliere il panettiere e prendere la pagnotta più digeribile per il pupo. E se dovesse costare troppo pagherò la differenza.

Per ora andiamo avanti a sale e alcolici e tamponiamo con terapista privato. Ossia ciò che serve si paga molto (e si fa poco), quello che non serve si paga con le mie e vostre tasche ma, ehi!, ora c'è Renzie e il suo nuovo Ministero delle Copoerative e delle ONLUS. Cin, cin.



sabato 1 marzo 2014

Burocrazia invalidante

Per burocrazia (dal francese bureau ("ufficio") connesso al greco krátos ("potere")) si intende l'organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità, impersonalità. Il termine, definito in maniera sistematica da Max Weber indica il "potere degli uffici" (dal francese bureau): un potere (o, più correttamente, una forma di esercizio del potere) che si struttura intorno a regole impersonali ed astratte, procedimenti, ruoli definiti una volta per tutti e immodificabili dall'individuo che ricopre temporaneamente una funzione. L'etimologia ibrida del termine, dal francese bureau ("ufficio") connesso al greco krátos ("potere") ne rivela l'origine tarda e la derivazione di chiara matrice francofona.


IO
"Vorrei fare richiesta per la 104http://www.disabili.com/legge-e-fisco/speciali-legge-a-fisco/invalidita-civile".

PEDIATRA
"Certo" tap, tap, tap (dita sulla tastiera). TAPP (dito indice su invio). "Fatto, 70 euro grazie!".

IO (un anno più tardi)
"Vorrei fare richiesta per invalidità civile e accompagnatoria per mio figlio. Sa... ero convinta che la 104 comprendesse tutto...".

PEDIATRA
"Certo, certo. Facciamo tutto in un TAP. E non si preoccupi, non le farò pagare altri 70 euro per il certificato".

IO (un mese dopo, dall'Assistente sociale)
"Ho il certificato di invalidità civile del pupo. Mi potrebbe aiutare inoltrando richiesta all'INPS?".

ASSISTENTE SOCIALE
"Signora noi offriamo una bussola. Perchè non si fa seguire la procedura da un'Associazione per disabili o da una ACLI?".

IO
"Speravo poteste farlo voi. La 104 vorrei utilizzarla per le terapie del pupo e non per le perdite di tempo burocratiche".

IO (una settimana dopo all'ACLI)
"Zzzzzzz!" (due ore di sala d'attesa conciliano il sonno)

IO (8 mesi dopo al telefono con l'INPS)
"Mio figlio ha fatto la visita per l'invalidità civile ad ottobre. Mi hanno detto che ha ottenuto il massimo più accompagnatoria. Siamo a fine gennaio e qui non è arrivato nessun documento da firmare".

INPS
"Vedo la pratica del suo figlio conclusa! Le do il numero domus. Abbia fede signora, entro 60 giorni lavorativi le arriverà tutto a casa".

IO (due mesi dopo all'ANMIC)
"Voglio iscrivere mio figlio alla vostra associazione. Se mi tocca sorbirmi altre code inutili ed inutili impiegati con informazioni inutili, la prossima volta dispenso sberle al primo imbecille che alza le spalle da dietro un pubblico sportello".

ANMIC
"Tutti i parenti di un disabile quando arrivano da noi crollano. All'inizio sono convinti di potercela fare da soli. A volte è orgoglio, spesso inconsapevolezza".

IO (un mese dopo sempre all'ANMIC)
"Vorrei fare richiesta per i rimborsi regionali a disposizione di chi fa ricorso ad un terapista ABA".

ANMIC
"Signora noi non ci occupiamo di questo. Dovrebbe contattare un'Associazione tipo... che so... Genitori con Figli Autistici....".

IO
"Capisco... Ma nonn potreste darmi qualche informazione? Ho i moduli, devo solo compilarli. Magari mi sapete dire tempi, procedure...".

SIGNORA EX MACHINA
Spunta questa energica e bionda signora. Tono della voce piacevole, deciso. Una che sa il fatto suo. QUasi quasi me ne innamoro... sapete, solitamente certi personaggi hanno visi e voci spenti, monotoni, ingrigiti dalla bigia burocrazia.
"Ah! Le associazioni sull'Autismo. Piccoli orti tirati su dai genitori di queste piccole e lontane galassie. Fanno a gara a chi ne sa di più del metodo americano e di quello coreano, di chi ha il figlio più autistico e di chi si sacrifica di più. Signora mia vuole sapere i tempi? Per un rimborso potrebbe aspettare da uno a tre anni. E se ci saranno - SE CI SARANNO - i fondi, non è detto che le diano l'80% delle spese sostenute. Magari sarà solo un 10%"....

IO (10 minuti dopo, al bar sotto l'ANMIC)
"Barista! Un wisky triplo senza ghiaccio".

mercoledì 26 febbraio 2014

Tengo famiglia | Ma anche no se hai un figlio speciale


Teniamo famiglia, di fatto quando rimbocchiamo il letto ai nostri figli, quando baciamo l'adorata compagna o l'amato compagno (con o senza regolare contratto di matrimonio), quando a Natale la lista dei regali da fare comprende nonni, zii, cugini.

Teniamo famiglia nella Carta Costituzionale, nell'ISEE per chi lo deve presentare, nell'IMU e per l'INPS. Teniamo famiglia (meglio se naturale) per i politici italiani, paladini della prima cellula della scietà, guardiani del focolarino domestico.

E allora com'è che questo paradiso autarchico di valori e affetti, appena viene battuto dal venticello della "malasorte", sembra una spiaggia indonesiana dopo lo tsunami?
Aspetti un figlio e il destino ha deciso che nella tua famiglia il pupo sarà due volte speciale.
Tu non lo sai e nemmeno ci pensi perchè hai fatto la villo, o l'amnio, perchè sei ancora giovane e credi che non ci sarà nessun errore nel patrimonio genetico.

Nasce il pupo e tutti sono felici. Si toccano quelle manine e par di sfiorare la volta celeste. I nonni fanno la fila dietro alla porta, le amiche te lo strappano dalle braccia per ninnarlo o fargli fare il ruttino.
Il pupo cresce e la folla adorante non smette di scodinzolare festante appena esponi il principino fuori dal balcone.

Ma tu vedi, un po' perchè sei la mamma e hai nove mesi in più degli altri di convivenza con il pargolo, un po' perchè hai vissuto di più di altri le ansie e le rotture (tralascio le gioie dandole per scontate) della gravidanza.

Vedi quei piccoli sguardi assenti, quel piccolo indice che non punta mai nulla, le paroline che non arrivano mai... La folla di parenti e amici a scodinzolare ci ha preso gusto e non ci pensa nemmeno a smettere:

"Uh! Tu hai parlato a tre anni".
"Paranoica! Perchè dovrebbe indicare a comando! Mica hai messo al mondo una macchinetta".

Ma hai visto e allora confidi al pediatra, e il pediatra che non scodinzola ti ascolta. E consiglia approfondimenti.
Partono gli accertamenti e a scodinzolare questa volta è il padre. "Ti accompagno dallo specialista così dopo la pianti di vedere tutto nero".

Se il pediatra non scodinzolava affatto, lo specialista è un pezzo di ghiaccio che ti inchioda, spalle al muro, con termini strani che a te evocano scenari allucinanti. Torni a casa e comunichi alla folla di amici e parenti strettissimi, i dubbi del dottore.
Ti aspetti che quelle code smettano di agitarsi, che da quelle bocche escano frasi del tipo: "Qualsiasi cosa sia conta su di noi". Le code però si muovono ancora, meno convinte certo, ma quel tanto che basta per creare uno strano vuoto tra te e loro.

Scodinzolano per ricordarti che se c'è un problema è solo e soltanto tuo. A volte in quel mucchio di amici e parenti vedi un viso familiare che fino a ieri non era lì. Il padre inizia la lenta e inesorabile fuga nel mucchio dei cani scodinzolanti.

Ma tu sei la mamma no? L'eroina della prole, la crocerossina della famiglia. Vai avanti come un treno, getti i tuoi binari ad altissima velocità ovunque per poter essere in ogni luogo e sistemare quattro rogne in un solo istante. E intanto il pupo cresce e con lui l'incomprensione e il fastidio di taluni per le specialità di tuo figlio.

Tu non ti curi sempre di loro. Guardi, passi, a volte ti incazzi, altre piangi, altre ancora esci e vai a cena fuori. Ti fai una corazza così rigida che rischia di frantumarsi al primo colpettino dato da qualche anima imbecille. E quando il colpetto arriva crolli come un sacco vuoto e piangi come un pupo in fasce.

Ma sei la mamma speciale di un pupo che ti ha resa due volte speciale. E se la montagna di amici e parenti stanno lì, più lontani dei cucuzzoli innevati del Tibet, tu inizi a chiedere aiuto all'altra famiglia. Alla famiglia putativa, quella della ASL, dei servizi sociali, della scuola e del comune. E più tenti di allargarla quella famiglia buttandoci dentro Provincia e Regione, Associazioni e Club Genitori Speciali, più ti rendi conto che siamo in Italia.

Teniamo famiglia, ogniuno la sua. Guai se tenti di scaricarmi la tua prole difettata o le tue lacrime da donnetta esaurita. Siamo in Italia. I figli son questioni private, da gestire in famiglia. Allo Stato al massimo interessano i feti. Per salvare i feti si arriva a predisporre bonus bebè e culle segrete, a nominare ministre panzute coi denti cariati dalla troppa melassa familista.

Un figlio speciale è una ricchezza. Da tassare con il nuovo ISEE, da depredare con tagli ai servizi.
Una ricchezza che è bene nonn condividere con nessuno. Pena la paresi di molte code e il dileguarsi di molti quadrupedi.

sabato 22 febbraio 2014

Alle elementari o alla materna? Scelga lei. Ma anche no.




Il prossimo anno pare che il pulcino andrà alle elementari.
Pare, forse, dipende.
Sembra che l'ultima parola sarà la mia. Valuterò l'opportunità di far varcare alla pulce la soglia di un nuovo percorso scolastico con bambini che viaggeranno tra i sei e gli undici anni. Oppure chiederò che venga trattenuto un altro anno alla materna.

Ipercinetico, iperattivo, incapace di stare per più di due minuti seduto su una sedia, una panca, un divano.
E se resta seduto ha le gambette che scalciano in continuazione, gli occhioni che osservano tutto e che vengono catturati da tutto: una mosca che vola, una voce dalla strada, un foglio appoggiato sulla libreria.

Se dovrà varcare quella soglia lo farà certamente con un'insegnate di sostegno nuova di zecca. Ma ci sta: scuola nuova, vita nuova, E compagni nuovi e nuove salite e si spera nuove discese.
Se invece decidessi/decidessimo di trattenerlo un anno alla materna, ecco che si apre la lotteria.

Siamo stati fortunati io e la mia pulce. Per due anni la sorte ci ha regalato la stessa insegnante di sostegno, donna di polso e di grandissimo cuore (mio figlio ha bisogno di polso e fermezza). Ma non è detto che la sorte sia così benevola anche per il terzo anno.

Ai piccoli disabili non è garantito il diritto alla continuità educativa. Il sostegno in Italia è una pezza tagliata e cucita sulle necessità degli insegnati e non dei bambini. C'è una graduatoria dove il piccolo disabile non rientra nemmeno come asterisco o noticina a piè di pagina. Se l'insegnate Ics vuole andare nella scuola della mia pulce, la brava Ypsilon deve cedere il posto senza fiatare.

A me piacerebbe veramente scegliere. Scegliere se far fare un anno di materna in più al frugolo con Ypsilon che lo guiderà tra nuovi compagni di classe (e vecchi, anche se più giovani, compagni di scuola) in quei corridoi e spazi enormi che già conosce; oppure se tentare la sorte e spedirlo alle elementari.
Scegliere mi piacerebbe assai. Ma non posso. Perchè come dicevo, la continuità del sostegno non è prevista.

E allora ecco che mi tocca arrotare le unghie e i denti, fare la voce grossa e arruffarmi i capelli. E quindi sottolineare che certo, sceglierò, ma solo con la garanzia che Ypsilon possa restare in quella scuola. E dato che non è possibile,
e se i terapisti che seguono il puffo consigliassero la permanenza alla materna,
e se Ypsilon non ci sarà,
e se il Direttore Generale dell'USR mi dicesse "Scusi signora ma fondi non ce ne sono (e per la scuola questa è più che una probabilità, direi una certezza) e non possiamo trattenere suo figlio alla materna",
mi toccherà sparare tutto l'arsenale (unghie, denti, capelli, voce) e minacciare ricorso al TAR.

Ricorso al TAR. Costo stimato spese legali: 2.500 euro (senza contare danni epatici e gran rotture varie).
Voi capite che non possiamo, noi genitori minori di figli di un dio minore, vagare ogni santo giorno per gli uffici con la schiuma alla bocca e gli occhi iniettati di sangue. Non è bello, ma soprattutto fa male alla salute.

E allora quello che andrebbe fatto è sensibilizzare i cittadini figli di un Dio Maggiore, raccontando gli scherzetti sadici della burocrazia, i vuoti di diritto, le disattenzioni del legislatore.
Niente pubbliche esposizioni dei pargoli e delle loro specialità. Ma pubblici sputtanamenti alla ricerca di chi possa indignarsi per l'abbandono dello Stato, Regioni, Comuni.

La peridurale ha stuzzicato l'interesse di femministe, mamme, papà, single, medici, ostetriche. Dibattiti sulla condizione femminile in Italia, sul dolore, sul diritto alla salute, alla sicurezza in sala parto.

Il mondo della disabilità pare di scarsissimo interesse. Eppure qui è una vera cuccagna per filosofi e medici, per giuristi e sociologi, per femministe e opinionisti.
Qui c'è di tutto. Dalle mamme oblative che fanno della malattia del figlio l'unica ragione di vita, agli operatori sanitari che ti fanno intendere che tuo figlio potrebbe essere così speciale per la trivalente. Dai metodi riabilitativi più assurdi, ai soliti santonii.
Qui ci si diverte da matti. Altrimenti è la fine.